La didattica, visione di sistema per divenire un professionista dell’insegnamento


professione insegnanti

 

In modo consapevole e preordinato o per abitudine acquisita e inconsapevole, ogni insegnante si trova continuamente di fronte a uno stesso processo; può pensarlo per un’intera classe durante il lavoro scolastico complessivo, o solo di quest’anno, o durante una specifica attività legata all’ora di lezione di oggi; può pensarlo per un gruppo al quale ha assegnato un compito; per un singolo allievo mentre lo interroga o commenta con lui un suo lavoro o la sua situazione; ancora per un singolo allievo al quale fa lezione individualmente, spesso in un contesto extrascolastico.

In sintesi il processo è questo:

  1. La situazione di partenza, con tutte le sue caratteristiche, sfaccettature e pregressi
  2. La situazione di arrivo, anch’essa ricca delle caratteristiche ipotizzate e desiderate
  3. I riferimenti teorici, l’operatività, gli strumenti, le risorse, le abilità, le esperienze che consentono di passare da 1 a 2

 

Ecco la didattica: quell’insieme di conoscenze, competenze, cornici e sistemi di riferimento che ci guidano e ci sostengono nel gestire l’intero processo fino a un risultato soddisfacente per tutti coloro che sono coinvolti.

Descrivere la situazione di partenza è questione tutt’altro che scontata: il modo, le cornici di pensiero e la ricchezza con cui viene descritta può facilitarne o impedirne l’evoluzione.

Anche descrivere la situazione di arrivo richiede ampiezza, visione di scenari, definizione di obiettivi correttamente formulati, ipotizzazione da verificare in itinere e non il semplice lasciarsi andare a un desiderio o accettare uno standard.

All’interno di queste due definizioni prioritarie e indispensabili si snoda poi la sequenza di tutto ciò che serve per attuare il percorso.

Troppo spesso gli insegnanti si affidano alla loro esperienza (risorsa fondamentale, importante ma non sufficiente) e finiscono per servirsi dell’abitudine e cadere nella routine. L’attenzione viene data ai contenuti, ai concetti, alle esercitazioni, tutti preparati con cura e impegno.

Seguo il libro, spiego concetti che conosco benissimo, magari mi invento esempi più attuali e porto materiale differente, verifico cosa i miei o il mio allievo hanno compreso. Ma sostanzialmente seguo una rotta già tracciata (da me e/o da altri) senza uscire da modalità abituali, ricalcando il mio solito modo di imparare e di proporre. È andato abbastanza bene finora…

Ma la didattica è innanzitutto scelta, prese di decisione, confronto di obiettivi e percorsi, indagine delle possibili conseguenze dirette e indirette, a breve e a lungo termine, di ciò che propongo.

Come imparano i miei o il mio allievo? Quale processo e quali passi specificamente seguono? Come posso partire da questa loro modalità consolidata per farla evolvere verso risultati più pieni, sicuri, flessibili e maturi? E come imparo io, per capire da quali basi mi muovo? Cosa includo e cosa escludo nei miei parametri? Cosa ignoro e cosa do per scontato?

Nelle risorse e negli strumenti utilizzati sono compresi i modi di relazionarsi con la scuola (miei e dei miei allievi), le abilità, le esperienze, gli obiettivi non immediati, le convinzioni maturate (sia quelle limitanti che quelle facilitanti), i valori che ci muovono, le mille sfaccettature dell’identità individuale, gli schemi acquisiti che costituiscono i nostri riferimenti per tracciare le rotte che percorriamo e per gestire le nostre relazioni.

 

Troppo, per un’ora di lezione?

Troppo o troppo poco, possiamo solo scegliere quanto essere consapevoli e competenti e quanto stare alla rincorsa. Fata volentes ducunt, nolentes trahunt. La didattica guida chi la gestisce, trascina chi preferisce subirla passivamente. Tanto, che sia scelto e ponderato, abbozzato o misconosciuto, un metodo lo usiamo comunque. Non si tratta di mettersi in discussione, cosa che molti insegnanti fanno già: si tratta di conoscere, nello specifico e fino a un livello di dettaglio utile, le strutture della propria (e altrui) esperienza e del proprio (e altrui) apprendimento, per confermarle e/o modificarle.

Insegnare significa anche insegnare a imparare, non solo auspicare che quattro concetti e due operazioni restino appiccicate e che questo allievo riesca poi anche a operare qualche collegamento, così alla fine il voto è almeno sufficiente, supera la prova e morta lì!

Entrare nei processi che costituiscono la didattica significa divenire professionista dell’insegnamento, una figura riconoscibile e di valore: posso avere mille allievi o uno solo, operare nell’aula di un’università prestigiosa o nel soggiorno di casa mia, ma lascerò un segno, un’influenza che renderà più ricca la vita di ogni allievo. E, non ultimo e non meno importante, la mia.

Possiamo intraprendere questo viaggio! Ne sarà valsa la pena per ciascuno dei nostri futuri possibili.

 

Ileana Moretti e Vincenzo Palma –  FormAti (C3click Partner)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *